La casa (im)possibile
Febbraio 15th, 2010 Posted in Senza categoria| La casa possibile | ![]() |
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Un territorio, qualunque esso sia, non può sopravvivere se mancano case a prezzi accessibili; sarà un territorio che non conosce ricambio generazionale, perché i giovani saranno costretti ad andarsene a vivere da qualche altra parte. L’assenza di una politica della casa, oltre ad un problema sociale può diventare anche un problema ambientale incentivando il pendolarismo e conseguentemente l’inquinamento creato dallo spostamento tra i quartieri dormitorio o i comuni cintura, verso il capoluogo, il comune capofila, ecc.
Come conciliare allora la necessità di ridurre il fenomeno del pendolarismo con i prezzi del mercato immobiliare? La nostra risposta è semplice e provocatoria: costruitevi da soli la casa attraverso l’autocostruzione! È una innovazione? No, soltanto la riscoperta della tradizione! Fino a tutti gli anni ‘50 del ‘900 era normale “autocostruirsi” la casa: l’impresa edile realizzava le parti strutturali e tutta la famiglia e talvolta anche i “vicini”, contribuivano all’edificazione. Gli anglosassoni lo chiamano self made housing, e negli States si diffuse a livello urbano soprattutto dopo la crisi del ‘29 (corsi e ricorsi della storia!) e ancora oggi sono attive forme di sostegno all’autocostruzione: self help homeownership opportunity program. Niente di nuovo sotto il sole dunque, ma solo la riscoperta di una pratica tradizionale che solo negli ultimi 50 – 60 anni è stata abbandonata a favore del mercato immobiliare, ma come sostiene un mio saggio amico: la tradizione è rivoluzione.
Il consumo di territorio ha raggiunto livelli di assoluta insostenibilità: Istat e Politecnico di Milano hanno stilato dei rapporti da cui emerge che dal 1995 al 2006 il suolo consumato in Italia ad uso residenziale, produttivo ed infrastrutturale è stato pari a circa 700 chilometri quadrati l’anno. Questo significa che in meno di tre anni è stata coperta di cemento e asfalto una porzione di territorio grande quanto tutta la Provincia di Ancona (da Loreto a Senigallia, da Ancona a Fabriano) e in un decennio è sparita una superficie grande quanto l’Umbria. Bisogna evidentemente invertire la rotta, sia pensando a forme di autorecupero (ma questa è un’altra storia di cui parleremo in un’altra occasione), sia ad un uso intelligente e sobrio del territorio e delle sue risorse limitate, attraverso politiche della casa che servano a fornire abitazioni e non seconde o terze case. Viviamo il paradosso che a fronte di sempre nuove edificazioni e di continuo consumo di territorio le persone non riescano a trovare casa. Le mani, per vivere insieme intende dare una risposta concreta a questo problema rivolgendosi a quella fascia di popolazione (italiana e migrante), che è troppo ricca per la casa sociale, ma non abbastanza per il libero mercato. A questi cittadini vogliamo offrire case di qualità molto elevata e pensate con criteri innovativi. Il progetto Le mani, per vivere insieme nasce, infatti, per offrire l’opportunità di acquistare una casa realizzata secondo i criteri della bioedilizia, bioarchitettura e del risparmio energetico a costi accessibili, abbattendo i prezzi di mercato di almeno 700- 800 euro al metro quadro, rispetto alla zona di ubicazione. Anche l’efficienza energetica di un’abitazione è un beneficio non solo per il Pianeta, ma ha anche un effetto tangibile ed immediato sul portafogli, consentendo di risparmiare molte centinaia di euro l’anno, rispetto a case di tipo convenzionale.
Il nostro cantiere partirà nel Comune di Senigallia (località Cesano) nei prossimi mesi e rappresenterà il primo cantiere pilota nelle Marche (altre esperienze sono già state realizzate in Umbria, Emilia Romagna, Lombardia e Toscana). Le persone selezionate durante il proprio tempo libero dal lavoro si recheranno in cantiere per armarsi di cazzuola, martello e buona volontà per abbattere i costi e costruirsi la casa. Il tutto, ovviamente, sotto la supervisione di tecnici esperti e di facilitatori. Gli autocostruttori selezionati si costituiranno in cooperativa che accenderà un mutuo presso Banca Etica per la gestione del cantiere.
Nella filosofia di questo progetto c’è anche la visione di una società fondata sull’integrazione e sul rispetto reciproco: le case saranno destinate al 50% a cittadini italiani ed al 50% a cittadini stranieri che lavorano e sono regolarmente residenti nel Comune di Senigallia o di un altro Comune della Provincia di Ancona. Per questo motivo un ruolo chiave spetta ai mediatori culturali, specificamente formati per operare in un cantiere di autocostruzione. Il mediatore ha il compito di facilitare, promuovere, sostenere e accompagnare gli autocostruttori aiutandoli a prevenire e rimuovere – semmai dovessero presentarsi – i problemi legati alle barriere culturali, favorendo una cultura dell’accoglienza e del rispetto delle regole, della tolleranza e della conoscenza. Non si tratta di costruire soltanto case di mattoni, ma anche il cemento del legame sociale che tiene unita una comunità. Il progetto è quindi una sfida, impegnativa e affascinante per cui vale la pena rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani: per vivere insieme!
Lucio Cimarelli
Consorzio Solidarietà di Senigallia






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